La velocità che il digitale sta imprimendo alla quotidianità è ormai tale da aver mutato i modelli di riferimento della nostra vita, personale e professionale. I nuovi paradigmi - l’Internet delle cose, la API Economy, l’Industry 4.0 - sono realtà che alimentano, nutrendosene, la mole di dati ormai fuori dalla nostra portata interpretativa, per tipologia e quantità. I sistemi cognitivi, nati per rispondere a questa esigenza, sono rivoluzionari perché capiscono il linguaggio naturale, dialogano con l’uomo formulano ipotesi e imparano dall’esperienza. Messo a disposizione via Cloud, Watson - oggi l’espressione più avanzata di Cognitive computing - sta già cambiando il volto di intere industrie e aiutando sviluppatori e imprenditori a dare vita a nuove idee di business.

Ora, è chiaro che tutto ciò non può prescindere dal continuo sviluppo di competenze che devono entrare nel bagaglio dei nostri universitari. E noi ci adoperiamo per facilitarlo, cooperando costantemente con il mondo accademico. Si prendano i Data Scientist, per esempio: sono tra le figure professionali più ricercate dal mondo del lavoro.

Per questo, insieme con il Politecnico di Milano, nel 2013 abbiamo dato vita a un Collaborative Innovation Center sui Bigdata & Analytics, primo del suo genere in Europa, che ha già fatto nascere due percorsi di laurea magistrale in Big Data e corsi di PhD sul Cognitive Computing. In tema, ci sono anche la Laurea Magistrale in Data Science con La Sapienza di Roma, il corso Executive con il Cuoa, le collaborazioni con l’ateneo di Pisa, la Bologna Business School e la Cattolica, a Milano e Roma, e il nuovo corso di laurea triennale “Bemacs” con l’Università Bocconi, in partenza nel 2016.

Nel corso del 2015 oltre una ventina di atenei, da nord a sud, hanno accolto i nostri corsi sulla piattaforma di sviluppo Bluemix coinvolgendo 1700 giovani. Il progetto Nerd, il cui obiettivo è orientare le studentesse delle Superiori verso le discipline scientifiche, è ormai punto di riferimento con La Sapienza e la Bicocca di Milano.

Non ultimo per importanza, ricordo le centinaia di stage con cui, ogni anno, favoriamo la contaminazione culturale tra impresa e mondo della formazione.

Ecco perché l’iniziativa “Il Futuro è oggi” non può che ottenere il nostro plauso: è un contributo importante alla riduzione di quel gap che divide il nostro Paese dai partner europei.


Enrico Cereda, Amministratore Delegato IBM Italia

La velocità che il digitale sta imprimendo alla quotidianità è ormai tale da aver mutato i modelli di riferimento della nostra vita, personale e professionale. I nuovi paradigmi - l’Internet delle cose, la API Economy, l’Industry 4.0 - sono realtà che alimentano, nutrendosene, la mole di dati ormai fuori dalla nostra portata interpretativa, per tipologia e quantità.